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MONUMENTO FIAMME GIALLE DEDICATO AI GIUSTI TRA LE NAZIONI

 Nel 1953 il Parlamento israeliano decise di fondare a Gerusalemme l’Istituto Yad Vashem, come museo per ricordare le orribili vicende dell’Olocausto. In quella occasione fu anche deciso di conferire una onorificenza (“Giusto fra le Nazioni”) ai non ebrei che, correndo gravissimi pericoli, avevano rischiato la propria vita per salvare degli ebrei. Da allora sono oltre 400 gli italiani che hanno ricevuto questa particolare ed importante onorificenza; il 28 gennaio 2008 furono insigniti anche 5 eroici militari della Guardia di Finanza, a cui è dedicato il monumento che l’Anfi Sezione di Leverano ha fatto erigere nella piazza Fiamme Gialle.

E’ doveroso ricordarne i nomi e, sia pure succintamente, citare i fatti che li hanno resi meritevoli di tanto onore, affinché non vada perduta la loro testimonianza di umanità e solidarietà.

 

Tenente Giorgio Cevoli (1919 – 1992)

Comandante della Tenenza di Gironico (Co), nel dicembre 1943, contravvenendo alle disposizioni nazifasciste, aiutò una donna ebrea a fuggire in Svizzera, mettendo al sicuro la corrispondenza che poteva compromettere altre persone.  Trasferito alla Compagnia di Chiavenna (So), si adoperò a mettere in salvo altri 5 ebrei, fornendo loro dei documenti falsi e dichiarandoli suoi parenti. Ritornato a Gironico, sfruttando anche la sua conoscenza della lingua tedesca, riuscì a mettere in salvo non pochi colleghi finanzieri, catturati dalle SS perché coinvolti in azioni di aiuto verso alcuni perseguitati.

Finanziere scelto Salvatore Corrias (1909 – 1945)

Nel gennaio 1944, dopo aver prestato servizio in diverse Brigate e Compagnie, fu destinato alla Brigata di frontiera di Bugone (Co), reparto che, già dal settembre 1943, si era distinto in favore dei profughi ebrei. Nel successivo mese di febbraio aiutò la signora Ancona, ebrea, a mettersi in salvo con la sua famiglia, dopo aver ubriacato i soldati tedeschi che controllavano il varco da cui era possibile passare in Svizzera. Continuò nella sua opera umanitaria sino al gennaio 1945, quando, al ritorno dalla vicina Svizzera, fu sorpreso dalla Banda Tucci, ausiliaria delle truppe tedesche e, trovato in possesso di documenti compromettenti, fu sommariamente fucilato il 28 gennaio 1945.

Finanziere Giulio Massarelli (1908 – 1977)

Durante l’occupazione tedesca del Nord Italia si distinse nel salvataggio di numerosi ebrei, che in molti casi rilasciarono dichiarazioni sullo svolgersi degli eventi. All’epoca dei fatti, nei primi mesi del 1943, prestava servizio presso il Nucleo di Polizia Tributaria di Busto Arsizio (VA) e riuscì a mettere in salvo i coniugi Jenei insieme ad altri due ebrei.  Nell’ottobre successivo, aiutò ad espatriare altri tre ebrei ricercati dai nazisti: costoro, dopo la guerra, hanno rilasciato testimonianza scritta sul decisivo intervento del Massarelli. A dicembre dello stesso anno continuò nella sua pericolosa attività umanitaria, salvando due ebrei italiani ed anche un combattente cecoslovacco.

Tenente Giulio Pollo (1909 – 1988)

Dopo aver partecipato alle operazioni militari in Albania, venne trasferito alla compagnia di Lucca e poi alla Stazione Naviglio di Venezia, in qualità di comandante. In questa città, dopo il massiccio rastrellamento effettuato dalle forze nazifasciste nella notte fra il 5 ed il 6 dicembre 1943, si adoperò a portare conforto e notizie ai familiari di molti dei 150 ebrei catturati, procurandosi anche preziose informazioni presso l’Ufficio politico della locale Questura. Riuscì poi a nascondere per alcuni mesi due ricercati di origine ebrea, i signori Temin e Arnau, mettendo in serio e grave pericolo la sua personale sicurezza. Finita la guerra, restò a Venezia, dove morì nel 1988.

 Maggiore Raffaello Tani (1901 - 1973), insieme alla moglie Jolanda Salvi

Al momento dell'armistizio il maggiore Tani si trovava oltre il confine nord-orientale; una volta rimpatriato, fu trasferito a Roma, in qualità di comandante del II battaglione della Legione Allievi della Guardia di Finanza.  Mentre Roma era occupata dai tedeschi, si attivò per il salvataggio di alcuni cittadini di religione ebraica (signori Ajò, Sestieri, Massoni e Coen). In particolare, esponendo a gravi rischi non solo se stesso ma anche la moglie ed i figli, nascose l’Ajò, che era sfuggito al rastrellamento del 16 ottobre '43, nella propria abitazione. Procurò poi dei documenti falsi all’Ajò, che si rifugiò in Umbria e si riunì alla propria famiglia, lì rifugiata.

 Prof.RUSSO Giovanni socio simpatizzante

N. B.  Per I riferimenti biografici e storici si sono rivelate preziose le ricerche del Maggiore Gerardo Severino, consultabili sul sito web del Museo Storico della Guardia di Finanza (museo storico.gdf.it).